La sicurezza prima di tutto

Si è svolto lo scorso 21 novembre p.v. a Modena l’VIII Convegno Nazionale sulle attività negli Spazi Confinati dal titolo “La gestione degli Spazi Confinati nel settore delle Costruzioni”.
Sin dalla sua prima edizione nel 2011, questo evento rappresenta un momento di analisi e confronto delle esperienze di tutti quegli attori del sistema prevenzionistico nazionale e internazionale che, a vario titolo e con differenti modalità, dispongono di una specifica competenza nell’ambito delle attività nei Confined Spaces. Inoltre, da sempre, fonda la propria ragione d’essere sulla consapevolezza che l’estrema varietà di situazioni operative connesse all’attività nei Confined Spaces necessita un grande sforzo di ricerca e condivisione dell’esperienza acquisita, anche a livello internazionale, così da poter analizzare i diversi approcci metodologici e accorgimenti tecnici applicati nei diversi contesti operativi, traducendoli in applicazioni pratiche per renderli disponibili, a livello nazionale, agli operatori del settore.

Per evitare che si ripetano incidenti in queste specifiche attività, appare infatti fondamentale definire strumenti concettuali e operativi adeguati a garantire la salute e sicurezza degli operatori addetti. Se da una parte è evidente che la verifica della qualità dell’aria interna e la garanzia di un’adeguata ventilazione sono basilari, dall’altra la conformazione strutturale di molti ambienti in cui si è chiamati a operare e la presenza di ulteriori rischi specifici (anche solo potenziali) associabili a queste attività necessitano l’applicazione, da parte di persone competenti adeguatamente formate, di specifiche metodiche di analisi e valutazione delle singole fasi operative. Affermata sia l'importanza di DUVRI, POS, PSC come documenti che formalizzano l'attività di cooperazione, coordinamento e informazione reciproca delle imprese coinvolte, sia la necessità di verificare che la catena degli appalti e subappalti non porti aziende o lavoratori autonomi a eseguire attività per le quali non sono né preparati né attrezzati, la questione è una sola: bisogna eseguire un’approfondita e corretta valutazione dei rischi, un addestramento efficace, prevedere l’impiego di attrezzature idonee e pianificare sia le attività ordinarie sia gli scenari di emergenza, codificando le operazioni da porre in essere. Questo, è auspicabile, alla luce di una specifica norma tecnica di riferimento da sviluppare sulla base di linee guida, norme e/o standard e Best Practices presenti a livello nazionale e internazionale.

Nella giornata del Convegno, si sono avvicendati relatori rappresentanti di Enti e organizzazioni che hanno illustrato norme tecniche/buone prassi oltre a testimonial aziendali che porteranno la propria esperienza nel settore.

L’evento, da sempre, si rivolge pertanto a tutti coloro che, a vario titolo, si trovano a operare in ambienti sospetti di inquinamento o confinati in quanto coinvolti o interessati nella programmazione, gestione, attuazione, monitoraggio e nella valutazione delle attività in questi particolari luoghi di lavoro caratterizzati da un elevato livello di rischio.

 

Esiste un profilo scientifico riguardo alla sorveglianza sanitaria per gli addetti che operano negli spazi confinati?

Come noto, il D.P.R. 177/2011 prevede, nello schema generale di riferimento, che chiunque svolga attività in ambienti sospetti di inquinamento o confinati debba possedere specifici requisiti di qualificazione (art.2 c1).
Tale indicazione vale sia per le imprese che svolgono attività in ambienti confinati con proprio personale dipendente all’interno di ambienti che fanno parte del proprio ciclo produttivo, sia che le appaltino a imprese terze. Chi opera dev’essere adeguatamente informato/formato e addestrato, e questo vale anche per i preposti, e deve possedere attrezzature idonee a prevenire i rischi e DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) adeguati. Tali requisiti, oltre ad altri specificatamente previsti nel Decreto, sono condizione vincolante rispetto alla possibilità di eseguire lavori negli ambienti individuati dal Decreto.

 
Tra le fasi che richiedono una specifica progettazione, quella del salvataggio di un lavoratore infortunato o colto da malore all’interno di un ambiente sospetto di inquinamento o confinato, è certamente una delle più delicate. 

Le norme internazionali considerano molto importante l’analisi orientata all’identificazione delle cosiddette situazioni IMMEDIATELY DANGEROUS TO LIFE OR HEALTH (IDLH), ovvero qualsiasi condizione che espone il lavoratore a una minaccia immediata per la sua vita o salute, o che possono causare effetti negativi irreversibili sulla salute, o che potrebbero interferire con la capacità di un individuo di fuggire in modo autonomo da uno spazio confinato soggetto a permesso d’ingresso.

La “Competent person” è stata individuata per la prima volta dalla legislazione statunitense, a seguito del provvedimento chiamato “Occupational Safety and Health Act” che fu emanato con lo scopo di assicurare ai lavoratori un posto di lavoro sicuro.

Il NIOSH propone tre diverse classi di rischio (ossigenazione, esplosività ed infiammabilità) all’interno degli spazi confinati:
• Class A: si riferisce alla presenza di una situazione immediata di rischio per la vita o la salute del lavoratore (c.d. IDLH).
• Class B: viene catalogato come uno spazio confinato dove è presente una potenziale causa di infortunio o di malattia professionale che necessita dell’adozione di safety-rules preventive, pur tuttavia rimandando ad interventi di mitigazione del rischio non immediati.
• Class C: indicato come un Confined Space che non richiede rapidi accorgimenti in quanto l’ambiente non presenta particolari rischi.

Questi, tuttavia, non esauriscono la totalità dei rischi presenti all’interno di uno Spazio Confinato ma ne danno un’utile indicazione per classificare il livello di appartenenza: per tali motivi occorre un soggetto che sappia valutare, in modo tempestivo, i rischi presenti all’interno di uno spazio confinato per capire quali attività debbano essere messe in atto per garantire i livelli di sicurezza.

Il Documento NIOSH: “Working in Confined Spaces - Criteria for a Recommended Standard” elaborato dal U.S. Department of Health, Education, and Welfar (1979) propone una check-list per lavorare nei Confined Spaces.

A questa figura è richiesto di sviluppare ed adottare un piano di accesso nel Confined Space e verificare che sussistano le condizioni di sicurezza previste nel permesso di lavoro prima dell’accesso e ad ogni ripresa del lavoro dopo una sosta; è quindi evidente l’importanza del livello di preparazione ed esperienza di chiunque debba progettare l’intervento in ambienti di sospetto inquinamento o confinato.

Nella check-list sono indicati i requisiti richiesti per operare in tali ambienti e gli elementi che, caso per caso, devono essere individuati dalla “Competent Person”; pertanto tale figura non deve possedere solo le competenze per riconoscere i rischi, ma deve essere in grado di comprendere l’evoluzione delle attività e mettere in atto, fin dalle fasi di progettazione, tutti quegli elementi necessari per mitigare e prevenire gli stessi.

L’OSHA richiede la presenza sul posto di lavoro di una persona competente, senza però fornire uno standard di formazione né una qualificazione necessaria all’identificazione dei requisiti professionali che tale persona deve possedere. La “Competent Person” pertanto non deve essere una qualsisia figura individuata dal Datore di Lavoro per svolgere il compito, bensì una figura in possesso di adeguate competenze e conoscenze per prevenire i rischi.

È proprio in tale contesto che il Mastercourse proposto da Eursafe, attivo dal 2014, approfondisce, oltre ad altri argomenti trattati, le competenze e le capacità necessarie a questa figura, ponendo le basi per un miglioramento continuo anche attraverso il network tra i partecipanti alle diverse edizioni.

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